Circolo Arte Libera

 

MARTINAZZO GIANNI

Martinazzo

Martinazzo Gianni
Via Casonere 9, Caerano S.Marco (TV)
Tel. 0423.859675
Cell. 333.1049004

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Via C.Battisti 22
Bardolino (VR)
Tel. 045.7211086

Gianni Martinazzo, pittore e scultore, nasce a Caerano di San Marco (TV) nel 1953. Dal 1987 si presenta al pubblico riscuotendo numerosi consensi. Ha partecipato dal 1993 a tutte le fiere d'arte del Nord Italia, da Torino a Udine, oltre a molte personali e collettive in gallerie private e spazi pubblici a Cortina d'Ampezzo, Auronzo di Cadore, Udine, Castelfranco Veneto, Padova, Vicenza, Verona, Torino, Marina di Pietrasanta, Venturina. Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche. Dal 2006 vive e lavora dividendosi tra la sua casa-studio in campagna, a Caerano di San Marco (TV), e Bardolino (VR), sul Lago di Garda. La sua produzione pittorica spazia tra le tecniche dell'affresco, olio, acrilico, tecniche miste, con soggetti che variano dal paesaggio alla figura e alla natura morta, mentre le opere di scultura si esprimono in materiali come il marmo, il legno, il ferro, l'alluminio, le plastiche e il bronzo. Alla sua attività si sono interessati critici come Segato, Rizzi, Bordignon, Stefani, Caracuta, Niero, Fontebasso, Tomezzoli.

"Nella pittura di Martinazzo vi è il ritmo musicale e soprattutto biologico della mano, frenesia cadenzata delgesto, orchestrazione bilanciata di segni e colori. Il tessuto è compatto, anche se all'apparenza tutto si manifesta in modo estemporaneo, fresco, appunto "impressionistico". La coerenza del linguaggio è così evidente che non si può non riconoscere all'Artista una sua precisa autonomia espressiva: quel certo tocco spiritato, quella frenesia gestuale, quelle svirgolate istintive, quelle macchie di luce, quel cogliere il baluginare dell'atmosfera, le vibrazioni del fogliame, i riflessi dell'acqua, lo scivolare dell'aria. Tutto viene ridotto all'unità dalla molteplicità dell'esperienza visiva. Le barche galleggiano, il movimento dell'acqua le fa continuamente dondolare e l'acqua stessa è qualcosa di inafferrabile. Come riuscire a rendere questa sorta di dinamismo pendolare nella pittura? Direbbe uno studioso d'oggi, Ernest Gombrich: "Il movimento nella vera pittura si fa virtuale: esso è connesso con i meccanismi percettivi della nostra mente." Allora? Quelle barche sono, proprio come voleva Boccioni, degli "stati d'animo". E' il nostro cervello che le fa muovere, sulla spinta di un movimento che l'artista ha trattenuto e, quasi biologicamente, compresso sulla superficie del quadro come un tessuto organico pronto a espandersi elasticamente...

Paolo Rizzi

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